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Monitoraggio finale alunni, esperti, tutor corsi PON

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Si invitano gli alunni, gli esperti ed i tutor dei corsi PON a svolgere il test di monitoraggio finale cliccando sul relativo link

Monitoraggio finale degli ALUNNI frequentanti i corsi PON

Monitoraggio finale ESPERTI dei corsi PON

Monitoraggio finale TUTOR dei corsi PON

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 20:16
 

Vasi sanguigni danneggiati riparati da cellule "di supporto"

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Vasi sanguigni danneggiati riparati da cellule “di supporto”

Stimolare la produzione di cellule di “serie B” per rigenerare i vasi sanguigni danneggiati. Si tratta della tecnica messa a punto da Matthew Frontini, ricercatore della Schulich School of Medicine & Dentistry, e da Geoffrey Pickering, della University of Western Ontario, di London (in Canada), nel corso di uno studio pubblicato su Nature Biotechnology.fibroblasti

Durante l’esperimento, condotto su un gruppo di topi, i due scienziati, tramite l’impiego di un fattore biologico – chiamato fattore di crescita dei fibroblasti 9 (FGF9) -, hanno stimolato la produzione delle cellule “di supporto” della parete vascolare – anziché concentrarsi, come avevano fatto gli studi precedenti, su quelle endoteliali o sulle cellule che rivestono la parete arteriosa – per favorire la rigenerazione dei vasi danneggiati.

Al termine dello studio, gli esperti hanno rilevato che i nuovi germogli vascolari non erano avvizziti e scomparsi, a differenza di quelli prodotti tramite l’attivazione delle cellule “principali”, ma erano durati oltre un anno. Non è tutto: i vasi sanguigni così “rigenerati” risultavano avvolti da una rete di cellule muscolari in grado di comprimerli e distenderli, un processo che assicura ai tessuti il giusto apporto di sangue e di ossigeno.

“L’FGF9 sembra ‘risvegliare’ le cellule di sostegno e stimolarne l’avvolgimento intorno alla parete vascolare –, spiega Frontini -. L’idea di stimolare le cellule di ‘supporto’ anziché quelle ‘principali’ offre la possibilità di ripensare e di migliorare il modo di curare i pazienti affetti da disturbi vascolari”.

Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 20:21
 

L'UOMO E LA SCIMMIA

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Un articolo publicato sulla rivista “Genome Research” descrive nuove scoperte che suggeriscono come la base genetica delle differenze fra i primati umani e quelli non umani, come lo scimpanzè, consista nei riarrangiamenti genomici e non in singoli cambiamenti nel DNA. 

“Si tratta di una scoperta sorprendente e importante - afferma David Cox, ricercatore della Perlegen Sciences, la società che ha effettuato lo studio - che getta luce sulle basi fondamentali delle differenze genomiche strutturali fra l’uomo e gli altri primati. È un ottimo punto di partenza per migliorare la nostra conoscenza su cosa rende unici gli esseri umani”. 

Precedenti analisi sulle differenza delle sequenze di DNA di uomo e scimpanzè avevano mostrato che le due specie sono approssimativamente identiche al 98,5 per cento. Si ritiene dunque che le grandi differenze biologiche fra gli umani e gli altri primati dipendano dall’espressione dei geni. Finora si pensava che singoli cambiamenti nel genoma, e non grandi riarrangiamenti del DNA, fossero alla base di queste variazioni. “L’analisi comparativa del genoma di primati umani e non umani - commenta Kelly Frazer, principale autore della ricerca - è una tecnica utile per decifrare la funzione di specifiche regioni genomiche”. 

Il confronto del cromosoma 21 umano con sequenze di DNA di scimpanzè e altri primati ha mostrato un significativo numero di riarrangiamenti casuali che distinguono il DNA umano da quello delle altre scimmie. Questo prova che i riarrangiamenti sono avvenuti frequentemente durante l’evoluzione dei primati e che sono una fonte significativa di variazione fra umani e scimpanzè.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 20:19
 

SIMULAZIONE

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NUOVA SIMULAZIONE DELLA VERIFICA DI CHIMICA

1. Bilancia le seguenti reazioni di ossidoriduzione in forma molecolare

Cl2 + NaOH → NaCl + NaClO3 + H2O          R(3/6 → 5/1/3)

Cu + HNO3 → Cu(NO3)2 + NO + H2O           R(3/8 → 3/2/4)

 

2. Bilancia le seguenti reazioni di ossidoriduzione in forma ionica

SO42– + I + H+ → S2O32– + I2 + H2O          R(2/8/10 → 1/4/5)


V2O5 + H+ + Cl → V3+ + Cl2 + H2O            R(
1/10/4 → 2/2/5)

 

3. Calcolare i grammi dei prodotti teoricamente ottenibili da 1,00 g di ciascun reagente nella seguente reazione Fe + 2HCl  →FeCl2+ H2

R = 1,74 g FeCl2 e 0,0276 g H2

 

4. Qual'è la molarità di una soluzione che contiene 20 g di zucchero (C12H22O11) sciolto in 125 ml di soluzione ?

 

 

5. Calcolare la di concentrazione % (p/p), la molarità e la molalità di una soluzione formata da 20 g. di acido nitrico e 120 ml di acqua, la cui densità è pari a 1,15 g/cm3

Ultimo aggiornamento Sabato 12 Maggio 2012 22:58
 

IL CIS-PLATINO

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 Il cis-platino

 il farmaco chemioterapico più famoso

Facciamo una dovuta introduzione sulla struttura del DNA.

Il DNA è una macromolecola costituita da un numero elevato di desossinuclotidi, ognuno costituito da una base purinica (adenina e guaina) o pirimidinica (timina e citosina), uno zucchero (il deossiribosio) e un gruppo fosfato. In tale struttura il ponte fosfato ha la funzione di unire i due nucleosidi collegando i due ossidrili degli zuccheri.

L’accoppiamento tra le basi è selettivo e si basa su forze deboli, i legami a idrogeno:

Adenina – Timina

Citosina – Guanina  

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Secondo il modello di Watson e Crick, il DNA è composto da due catene polinucleotidiche avvolte a elica intorno ad un asse comune e che corrono in direzioni opposte.

Le basi si trovano all’interno dell’elica mentre i gruppi fosfato e gli zuccheri si trovano all’esterno; il piano delle basi risulta essere perpendicolare al piano dell’elica.

Le basi adiacenti hanno distanze fisse lungo l’asse dell’elica e formano tra loro angoli di 36°. La struttura dell’elica si ripete dopo circa 10 residui.     

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Maggio 2012 10:31 Leggi tutto...
 

Scoperta una Super Terra

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Gli studiosi della University of California, dopo lunghe e impegnative ricerche,avrebbero scoperto una super Terra a soli 22 anni luce da noi.Ha una massa 4,5 volte superiore a quella del nostro pianeta, compie una rivoluzione in 28 giorni intorno al proprio sole, considerevolmente più piccolo del nostro. Si chiama GJ 1214b, è piu grande del nostro pianeta e ha una densa atmosfera di vapore. Gli esperti avvertono: "C'è acqua e acqua, le alte temperature e le pressioni elevate potrebbero dare origine a materiali esotici come 'il ghiaccio bollente" o l'"acqua superfluida".Già nel 2009 il pianeta era stato individuato dagli astronomi nella costellazione dell`Ofiuco o Serpentario. A quei tempi,però, non si era data molta importanza alla scoperta pensando che GJ 1214b fosse avvolto da una densa nebbia di idrogeno ed elio.  Di recente gli studiosi hanno compiuto un'osservazione del pianeta in controluce durante un transito. Il transito è, infatti, una misura grazie alla quale è possibile registrare come l`atmosfera del pianeta filtra la luce proveniente dalla stella madre. Lo spettro della luce durante il transito ha fornito agli scienziati una prova del fatto che il nuovo pianeta avesse una densa atmosfera di vapor d'acqua. In orbita strettissima attorno a una nana rossa a 40 anni luce da noi, GJ 1214b ha una temperatura superficiale stimata intorno ai 230 gradi. GJ 1214b è diverso da tutti gli altri pianeti che conosciamo”, ha detto Zachory Berta, dell`Harvard Smithsonian Center for Astrophysic." E`, infatti, il primo esemplare di una classe di pianeti del tutto nuova, quelli composti per la maggior parte d`acqua".


  

Ultimo aggiornamento Giovedì 12 Aprile 2012 18:46
 

Dalla molarità alla molalità

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Indicazioni sintetiche per eseguire gli esercizi sulle soluzioni che richiedono il passaggio dalla molarità alla molalità

Formule di riferimento

M=n moli soluto/volume soluzione

m=n moli soluto/massa solvente

d=massa/volume     massa=d • volume    volume=massa/d


Determinare la molalità di una soluzione 7,7 M di H2SO4 con densità pari 1,425 g/cm3

In entrambe le formule (della molarità e molalità) è presente al numeratore il n di moli di soluto;

Il denominatore delle due formule presenta due grandezze differenti  infatti, la molarità è espressa come numero di moli il relazione al volume di soluzione, la molalità è invece espressa come numero di moli in relazione alla massa di solvente, in questo tipo di esercizi, la densità costituisce un dato del problema.

1.  Determinare la massa del soluto:

massa soluto = n • Mr = 7,7 moli/litro • 98 g/mole = 754,46 g

Ultimo aggiornamento Sabato 21 Aprile 2012 20:06 Leggi tutto...
 


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